È una mattina di maggio, tra León e Astorga, altipiano castigliano, cielo blu tagliato da poche nuvole. Una donna italiana di cinquantotto anni cammina da tre ore. Ha uno zaino di sette chili, scarpe consumate bene, una conchiglia appesa alla cinghia. Davanti a lei, a una trentina di metri, un signore francese cammina al suo passo. Lei non accelera, lui non rallenta. Dopo un'ora così, senza mai essersi parlati, arrivano insieme al villaggio di Hospital de Órbigo. Bevono un caffè in piedi, ciascuno al proprio tavolino, e si sorridono con un cenno. Domani, forse, cammineranno parallelamente per altri venti chilometri. Forse si parleranno, forse no. È il Cammino che decide.
Racconto questa scena perché molti adulti italiani mi chiedono, da qualche anno, se il Cammino di Santiago è un buon modo per «incontrare qualcuno» dopo una separazione o una vedovanza. Rispondo sempre con una distinzione. Il Cammino non è un'app di incontri travestita da pellegrinaggio. Chi lo affronta con quell'idea, di solito, torna deluso. Ma è una strada in cui succedono cose rare, incluse amicizie profonde e qualche volta amori tranquilli. La differenza sta nel perché si parte.
Cosa è il Cammino, senza romanticismo
Il Cammino di Santiago è un insieme di rotte che convergono verso Santiago de Compostela, in Galizia. La più frequentata, il Cammino Francese, parte dai Pirenei e attraversa Navarra, La Rioja, Castiglia, Galizia per circa ottocento chilometri. Ci sono varianti più corte: il Cammino Portoghese, il Cammino Primitivo, la Via della Plata.
Lo percorrono persone di tutte le età e motivazioni: credenti, curiosi, atei, sportivi, scrittori, vedove, divorziati, giovani in anno sabbatico, pensionati, coppie, amici. Non è un evento spirituale riservato ai fedeli, e non è una maratona sportiva. È una camminata lenta tra villaggi, con un ritmo umano che oggi è raro.
Tratte consigliate a un over 50 che va da solo
Fare tutto il Cammino Francese (ottocento chilometri) richiede quattro o cinque settimane ed è impegnativo per chi ha ginocchia stanche. Per un primo approccio dopo i cinquanta, consiglio tre opzioni più ragionevoli.
León-Santiago (circa 320 km, 12-14 giorni)
Parte centrale del Cammino Francese, paesaggi vari (altipiano, montagne del Bierzo, colline verdi della Galizia), infrastrutture ottime, tappe di venti-venticinque chilometri al giorno. È la tratta più bilanciata per un adulto in buona forma ma non atletico.
Sarria-Santiago (circa 115 km, 5-6 giorni)
Il segmento finale, percorribile in meno di una settimana. È anche quello più affollato (perché è il minimo per ottenere la Compostela, il certificato ufficiale). Bello, ma meno silenzioso. Consigliato per un primo assaggio, se Lei ha solo una settimana di ferie.
Cammino Portoghese da Porto a Santiago (circa 260 km, 10-12 giorni)
Più caldo, più costiero, meno monotono dell'altipiano castigliano. Meno affollato del Francese negli ultimi tratti. Interessante se ama il mare e la buona cucina atlantica.
La logistica essenziale
- Scarpe: non compri nuove due settimane prima di partire. Usi scarpe già abbondantemente rodate. Le vesciche sono il primo nemico.
- Zaino: non superi i sette-otto chili, escluse acqua e viveri del giorno. Molti italiani partono con dodici chili e a metà Cammino spediscono a casa metà delle cose.
- Alloggi: gli albergues pubblici costano pochissimo ma hanno camere condivise da otto o più persone. Dopo i cinquanta, molti alternano albergues e piccole pensioni (venticinque-quaranta euro a notte) per avere una stanza privata ogni tre o quattro notti. È una scelta dignitosa, non un lusso.
- Credenziale: il passaporto del pellegrino, si compra a pochi euro all'inizio. Si fa timbrare lungo il percorso. Serve per dormire negli albergues ufficiali e per ottenere la Compostela all'arrivo.
- Periodo: maggio e settembre sono ideali. Luglio e agosto sono troppo caldi in Castiglia. Novembre e marzo possono essere freddi e piovosi in Galizia.
Come si incontra qualcuno lungo il Cammino
Non cercando. Qui sta il segreto che molti non capiscono. Se cammina con la testa bassa e l'ansia di un appuntamento romantico, nessuno Le parla. Se cammina a testa alta, col Suo passo, presente a Sé stessa, le conversazioni nascono naturalmente in almeno sei modi.
In un bar di un villaggio all'alba. Lei entra per un caffè, vicino ci sono altre tre persone con lo zaino. Ci si scambiano due frasi pratiche («da dove è partita?»), poi si esce. Magari si cammina insieme per mezz'ora, poi ci si separa.
Nel silenzio condiviso di un salita. Qualcuno al Suo passo, pendenza dura, entrambi in affanno. Due battute al riposo, poi silenzio di nuovo.
All'albergue, la sera. Dopo cena, nel cortile o in sala comune. Ci si racconta da dove si viene, senza approfondire troppo. Qualcuno rimarrà un nome, altri diventeranno amicizie di settimane, raramente un legame vero.
In una chiesa piccola a metà pomeriggio. Ci si ferma per una visita. Un altro pellegrino si siede in fondo. Si esce quasi insieme. «Quanto ha ancora oggi?». Conversazione.
Durante un contrattempo. Un temporale, un ginocchio che cede, una tappa troppo lunga. Qualcuno offre un aiuto, o Lei aiuta qualcuno. L'aiuto condiviso costruisce vicinanza rapida.
Nell'ultimo giorno, arrivati a Santiago. In piazza, davanti alla cattedrale. Molti si ritrovano con chi hanno camminato di tanto in tanto nelle ultime due settimane. Si festeggia piano, si scambiano email. Alcune di queste email diventeranno qualcosa. Molte no.
Le donne italiane da sole
Sento spesso la domanda: è sicuro per una donna italiana di sessant'anni camminare da sola? Risposta concreta: sì, è tra i viaggi a piedi più sicuri d'Europa. Il Cammino è frequentato, controllato dalle autorità spagnole, le località sono piccole e solidali. Le raccomandazioni sono quelle del buonsenso: non cammini nelle ore di buio completo, non accetti passaggi in auto da sconosciuti, non dorma in tappe isolate, tenga il telefono carico.
Molte donne italiane che conosco hanno fatto il Cammino da sole dopo una vedovanza o un divorzio. Nessuna mi ha raccontato un'esperienza negativa. Molte mi hanno raccontato un ritorno a una capacità di camminare nel mondo che credevano perduta.
Cosa cambia dentro, alla fine
Non aspetti una rivelazione metafisica. Il Cammino non è una terapia, non promette guarigioni. Ma ha un effetto ricorrente: dopo dodici o quindici giorni di cammino lento, il Suo corpo si ritrova. Il Suo sonno cambia. I pensieri ripetitivi che si accumulano nelle case vuote si sciolgono. Torna a casa con meno idee e più decisioni semplici: vendere una cosa, riprendere un hobby, scrivere a un'amica, forse anche aprire un profilo.
Un'avvertenza onesta
Se parte con l'unica idea di trovare un nuovo compagno sulla strada, molto probabilmente tornerà delusa. Se parte per ritrovare Sé stessa, è molto probabile che lungo la strada qualcuno La incontri davvero. È il paradosso del Cammino, notato da molti prima di me. I migliori incontri accadono a chi non li cercava.
La Sua prima tappa, se decide, sia breve. León, un biglietto di treno, uno zaino prudente, le scarpe buone, e un taccuino piccolo. Al resto si penserà giorno per giorno, passo per passo. Come si fa ogni cosa seria dopo i cinquanta.