Una donna di Bologna, cinquantasette anni, entra in un laboratorio di ceramica in via Mascarella un martedì sera di novembre. Grembiule troppo grande, mani che tremano un poco, un professore paziente che le dice «non tiri troppo l'argilla, la lasci essere». Sei mesi dopo, quella stessa donna ha trovato un ritmo nuovo alla sua settimana, una piccola libreria di tazze fatte a mano, e un amico, poi compagno, con cui cucina la domenica. Non aveva aperto un'app. Aveva solo riaperto una porta che era rimasta chiusa dai tempi del liceo artistico.
Questa scena non è una favola. È una scena ripetuta, con variazioni, in molte città italiane. Riprendere un hobby a cinquanta o sessant'anni è uno dei modi più efficaci di tornare a incontrare persone adulte senza la pressione degli «incontri organizzati». E gli hobby che funzionano meglio, dopo molte osservazioni, sono tre: ceramica, vela, danza. Vale la pena guardarli uno per uno.
La ceramica: l'arte della lentezza concreta
La ceramica ha una qualità rara: è un'attività lenta, fisica, silenziosa, che mette a proprio agio persone di qualsiasi livello sociale. In un laboratorio serale, un ingegnere in pensione e una commessa di cinquantasette anni stanno alla stessa ruota, guardano lo stesso pezzo che sale o crolla, si offrono consigli. Si crea, nel tempo, una specie di famiglia provvisoria.
In molte città italiane ci sono corsi di ceramica serali per adulti. Bologna, Modena, Parma hanno scuole storiche. A Lecce e a Matera esistono botteghe di artigiani che accettano allievi adulti. I costi variano: si parla di una quota mensile accessibile per un corso settimanale, più il costo dei materiali.
Perché funziona per gli incontri: non è un corso di una serata. Ci si rivede ogni settimana, per mesi. Si parla del pezzo in mano, non di sé stessi. Si hanno argomenti di conversazione concreti. Si condivide la frustrazione (un pezzo che si sgretola) e la soddisfazione (il primo piatto che esce bene). Tutto questo, naturalmente, produce vicinanza umana.
Un signore di Parma, sessantuno, mi ha raccontato: «Dopo tre mesi avevo fatto cinque tazze orribili e due amicizie. Dopo un anno, avevo fatto un servizio intero per la cucina e avevo incontrato la donna con cui oggi divido i venerdì sera». Non è un caso isolato.
La vela: la barca come laboratorio di carattere
La vela è diversa. È fisica, dinamica, spesso stagionale, e crea un tipo di intimità particolare: quella di persone che dipendono l'una dall'altra per alcune ore su un'acqua che non perdona errori. Non serve essere esperti. Serve iscriversi a un circolo velico che abbia un programma adulti principianti, e accettare di partire da zero.
Il Lago di Como, il Lago Maggiore, la laguna di Venezia, la costa di Trieste, l'Argentario: ci sono circoli velici aperti agli adulti senza esperienza, con weekend di iniziazione, regate amatoriali, corsi serali in inverno. I costi iniziali sono più alti della ceramica (abbigliamento tecnico, quote associative), ma non sono proibitivi se si sceglie un circolo modesto.
Perché funziona: in barca ciascuno ha un ruolo, anche il principiante. Si vede subito come una persona gestisce lo stress, l'ordine, la fatica, la generosità. Non ci sono bugie possibili. Un uomo di sessantacinque di Trieste mi diceva: «Ho conosciuto mia compagna in una regata amatoriale del golfo. Ci siamo scambiati poche parole per tre ore, ma abbiamo mosso in sincrono le vele per tre ore. Le parole poi sono venute con facilità. Quello che avevo visto di lei in barca mi era già bastato».
Avvertimento: la vela non è per tutti. Se soffre il mal di mare, se non ama il freddo, se ha problemi di equilibrio, non si sforzi. Ci sono alternative.
La danza: il ritorno dei corpi che si ricordano
La danza è l'hobby che, dopo i cinquanta, riempie più corsi in Italia. Tango argentino, liscio romagnolo, ballo di gruppo, danze popolari, swing. Non è vanità. È bisogno profondo di sentire il proprio corpo riammesso al mondo dopo decenni di sedie, scrivanie, sale riunioni.
In quasi ogni città italiana di medie dimensioni esistono scuole di ballo serali per adulti. In centri più piccoli, ci sono corsi nelle sale parrocchiali o nei centri sociali. I costi sono molto accessibili. L'età media nelle scuole di tango di Verona, per esempio, è intorno ai cinquantacinque anni.
Perché funziona: a differenza della ceramica o della vela, nella danza il contatto fisico è parte dell'esercizio. Si tiene la mano a uno sconosciuto per un minuto, si sente il suo respiro, si gira intorno a lui. Tutto questo, se ben condotto da un insegnante rispettoso, è una scuola di presenza. Molti adulti dicono di aver riscoperto in un corso di tango il proprio corpo, prima ancora di aver pensato a qualcuno di specifico.
Piccola nota: nelle scuole di ballo italiane tradizionali a volte c'è un eccesso di uomini o di donne. In caso di squilibrio, non si scoraggi. I buoni insegnanti ruotano le coppie. E il «ballare male» è un ottimo argomento per una birra alla fine del corso.
Come scegliere l'hobby giusto per Lei
- Non scelga qualcosa che non La interessa davvero. Se odia l'acqua, non si iscriva a un corso di vela «per conoscere». Sarà un'esperienza fallimentare.
- Scelga qualcosa che ha un ritmo continuo. Un corso settimanale di almeno tre mesi è meglio di un workshop di un weekend. La continuità costruisce relazioni.
- Scelga qualcosa con un'età media che Le assomiglia. Non si vergogni di chiedere al segretario del corso «qual è l'età media dei partecipanti?». È una domanda adulta, legittima, che Le fa risparmiare tempo.
- Scelga qualcosa che La fa andare fuori di casa in un giorno fisso. L'appuntamento settimanale fisso, segnato sul calendario, è la medicina migliore contro la solitudine serale.
Cosa non aspettarsi
Non si iscriva a un corso pensando di trovare qualcuno entro il terzo incontro. Non funziona così. Molte persone conoscono il loro secondo compagno dopo un anno di partecipazione a un corso, non dopo quattro settimane. Se va lì con lo sguardo del cacciatore, gli altri lo sentono subito e si allontanano. Se va lì per ritrovare un pezzo di sé stesso che aveva messo da parte, la compagnia verrà come un regalo laterale.
Una piccola provocazione finale
Pensi al Suo diario di quando aveva ventidue anni. Cosa faceva, il lunedì sera, prima che arrivassero il lavoro, il matrimonio, i figli? Quale cosa piccola, che amava, è stata messa in pausa per trent'anni? Quella, probabilmente, è la porta da riaprire. Non ne scelga una «strategica». Ne scelga una vera. Il resto, al solito, accade.