È il sei novembre. Il traghetto delle tredici e trenta da Pozzuoli trasporta tre operai, due vecchi pescatori con un cesto, una signora silenziosa con un cappotto blu che legge Natalia Ginzburg, e Lei. Il mare è grigio piatto, nessuna bambina in costume urla, nessun motoscafo luccica. Tra quaranta minuti sarà a Procida, e la Sua settimana potrà cominciare.
Dopo una separazione, molti progettano il viaggio sbagliato. Scelgono mete troppo grandi, troppo piene, troppo luminose. Ibiza a luglio, Parigi a dicembre, Barcellona a marzo: posti in cui il mondo appare come un carosello di coppie felici e di gruppi rumorosi, e la Sua solitudine si sente dieci volte. Procida a novembre fa l'opposto. Non è vuota. È bassa. Cammina alla Sua velocità.
Perché l'isola fuori stagione
Un'isola piccola in bassa stagione offre qualcosa che una grande città non può dare: ritmi umani obbligati. Si cammina, si mangia dove è aperto, si conosce il panettiere entro il terzo giorno. Non esistono cinema multisala né centri commerciali. Esistono uno o due bar, un ristorante che apre dopo le sette, una libreria che è aperta tre giorni su sette. Tutto questo fa bene a chi sta ricominciando.
Procida, in particolare, ha la qualità di essere umile. Non grida come Capri, non si mostra come Positano. È una comunità di pescatori, insegnanti, ragazzi che sono tornati dalla penisola, signore che portano il pane dalla panetteria di Corricella. In novembre Lei non è una turista in vacanza. È una signora in sosta, che non disturba nessuno e che nessuno disturba.
La settimana in sei giorni, come suggerisco
Giorno uno: arrivo e nulla
Prenda il traghetto del primo pomeriggio, si sistemi in una pensione modesta a Marina Grande o a Corricella, cammini per un'ora e mezza senza meta. Al ritorno, cena presto. Dorma senza impostare la sveglia. Questo giorno, come tutti i primi giorni dei viaggi da soli, non è vacanza. È decompressione.
Giorno due: la camminata a Terra Murata
La mattina, saliga fino alla parte più alta dell'isola. Abbazia di San Michele, palazzi antichi, panorama. A Terra Murata in novembre non c'è quasi nessuno. Si porti un libro. Si sieda su un muretto, guardi il mare piatto sotto di Lei. Porti un thermos di caffè dal bar della piazza. Non scatti troppe foto.
Giorno tre: un pranzo lungo
A Chiaiolella c'è un piccolo ristorante che in bassa stagione ha tre tavoli occupati. Si prenoti un pranzo di due ore. Ordini un secondo di pesce del giorno, un bicchiere di Falanghina, un dolce della casa. Non si vergogni di essere sola al tavolo. Il cameriere non Le farà caso. A una certa età il pranzo da soli è un privilegio, non una stranezza.
Giorno quattro: il giorno vuoto
Non pianifichi niente. Esca di casa alle dieci senza destinazione. Lasciate il telefono spento per mezza giornata. Probabilmente finirà alla spiaggia del Pozzo Vecchio, o in un parco con una panchina di pietra, o seduta nella chiesa parrocchiale con i tre anziani del paese. È in questo giorno, il quarto, che succede qualcosa. La testa smette finalmente di parlare con il marito assente. La testa parla con Lei.
Giorno cinque: una piccola conversazione
Sia aperta. Al bar del porto, un signore del posto Le chiederà da dove viene. Risponda, ma anche chieda. «Lei è nato qui?». La conversazione può durare cinque minuti o un'ora. Non cerchi nulla. Noti solo che è possibile parlare con un estraneo senza paura, senza intenzioni, senza imbarazzo. Questa piccola vittoria vale più di molte serate passate con amici al ristorante di quartiere.
Giorno sei: una scelta Sua
La mattina, si ponga una sola domanda onesta: «Cosa non avrei mai fatto con il mio ex-marito?». Poi lo faccia. Magari è noleggiare una bicicletta e pedalare fino a Santa Margherita Nuova. Magari è entrare nella chiesa cattolica e accendere una candela (anche se non è credente). Magari è mangiare gelato a novembre. Non deve essere trasgressivo. Deve essere solo Suo.
Il budget, senza ipocrisie
Una settimana a Procida in bassa stagione, con pensione semplice, costa molto meno di una settimana a Capri in agosto. Si parla di una spesa contenuta tra alloggio, mezzi e pasti, se si cucina qualche colazione in stanza e si evita di prenotare ristoranti turistici. Non è un viaggio da milionari in crisi. È un viaggio da persone normali che hanno bisogno di sei giorni senza voci familiari.
La tentazione del rientro anticipato
Verso il terzo giorno, molti pensano di tornare prima. È quasi sempre la solitudine che bussa. Resista. Esca di casa, telefoni a un'amica, vada al bar del porto. Il quarto giorno è quello in cui si ribalta tutto. Chi torna al terzo non saprà mai quello che il quarto aveva da dire.
Cosa portare, cosa lasciare
- Portare: un cappotto caldo, scarpe da passeggio, un taccuino, due libri di cui uno di poesia, medicine personali, un piumino leggero per la sera.
- Lasciare: le fotografie del matrimonio sul telefono (non le cancelli, le archivi in una cartella), le conversazioni pendenti con l'ex, gli inviti a cena del rientro. Tutto questo aspetterà, non scappa da nessuna parte.
Al ritorno
Il traghetto del venerdì pomeriggio Le restituirà alla terraferma. Non torni a casa con la pretesa di essere cambiata. Torni con la pretesa di avere sei giorni in più di Sua proprietà. Uno di quei sei giorni, probabilmente, diventerà il giorno a cui Lei tornerà quando, dopo mesi, qualcuno La inviterà fuori per una cena e Lei si sentirà di accettare. Sarà stato un lavoro silenzioso, fatto di scogli, tramonti brevi e un caffè preso da sola alla finestra di una pensione.
È così che si ricomincia. Non gridando alla vita «eccomi». Lasciandole chiedere «come stai?». E avendo finalmente una risposta onesta.